Dopo mesi di ricerche ho ritrovato un malandato album di fotografie.
È appartenuto ad uno zio che, come me, era un appassionato fotografo vissuto lungo le rive del fiume Po tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Dopo essersi tolto la vita nella sua camera oscura nel 1942, tutto ciò che gli apparteneva e che aveva prodotto, fotografie comprese, venne distrutto.
Il nostro percorso formativo è stato simile. Entrambi dalla provincia ci siamo spostati nella città di Milano, dove abbiamo avuto l’occasione di formarci nonché di conoscere e approfondire lo studio della fotografia.
Quando ho avuto tra le mani queste poche e sbiadite fotografie mi sono chiesto come potessi valorizzarle e ridare voce a questo sconosciuto antenato. Nella Primavera del 2020, all’inizio del lockdown, ho pensato di proiettare le sue immagini nei nostri paesaggi d’appartenenza nella bassa parmense, come se il suo sguardo riaffiorasse dentro al mio.
Sono state delle riprese complesse ed emozionanti. I paesaggi e gli sguardi che lui ha incrociato e fotografato sono emersi dal paesaggio e si sono fusi nel mio linguaggio fotografico. Rivedere così il suo vissuto è stata un'esperienza toccante. Il mio progetto si compone perlopiù di riprese realizzate nelle terre dentro gli argini del Po. Il fiume è divenuto una lunga ed infinita camera oscura dalle cui acque, in analogia con lo sviluppo delle pellicole fotografiche, è riemerso questo sguardo latente.
Fare questa ricerca mi ha connesso ancora più profondamente con gli antenati che mi hanno preceduto e con l’idea di essere parte del flusso di vita che scorre dal passato e si proietta nel futuro.


After months of searching, I found a run-down photo album. It belonged to an uncle who, like me, was a passionate photographer. He lived along the banks of the Po river between the end of the 19th century and the early 20th century. After taking his own life in his darkroom in 1942, everything that belonged to him and that he had produced, including photographs, was destroyed.
Our education was similar. We both moved from the province to the city of Milan, where we had the opportunity to train as well as get to know and deepen the study of photography.
When I had these few and faded photographs in my hands, I wondered how I could enhance them and give voice to this unknown ancestor. In the Spring of 2020, at the beginning of the Italian lockdown, I thought of projecting his photos in our landscapes of belonging in the lower Parma area, as if his gaze resurfaced inside mine.
They were complex and exciting shots. The places and the gazes he met and photographed emerged from the landscape and merged into my photographic language. Seeing his life in this way was a touching experience.
My project is mostly made up of shots taken in the lands inside the banks of the Po. The river has become a long and infinite darkroom from whose waters, in analogy with the development of photographic films, this latent gaze has emerged. Doing this research connected me even more deeply with the ancestors who preceded me and with the idea of being part of the flow of life that drift from the past and projects itself into the future
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