come to light luigi bussolati

“Non c’è separazione tra prodotto industriale e natura, uno scarto di produzione, uno scarto plastico è messo sullo stesso piano di un seme […] sono allucinazioni, qualcosa di mai esistito, se solo le luci fossero rimaste spente”

(Andrea Tinterri, Come to light)

Come to light è un libro uscito nel 2019 che raccoglie una selezione di lavori che ho realizzato negli ultimi due decenni, tentando di ritrovare la coerenza di un percorso per immagini ad un primo sguardo apparentemente lontane tra di loro.

Si tratta di diverse ricerche sviluppate negli ultimi anni che spaziano da temi legati alla osservazione di dinamiche naturali a paesaggi industriali ed artificiali legati tra loro da una medesima energia di continua trasformazione.

Immagini che raccontano lo stupore per l’incontro di queste manifestazioni del reale (naturali ed artificiali) “venute alla luce” dalla medesima urgenza d’evolversi, di mutare all’infinito la propria condizione.

Per questo ho voluto vedere queste espressioni della realtà impermanente – siano pesanti macchine industriali, fragili semi in germinazione, foglie in decomposizione o muffe – come parti di un unico grande progetto, forse di un unico sogno.

LUIGI BUSSOLATI – COME TO LIGHT, Silvana Editoriale 2019. A cura di Andrea Tinterri.

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Dall’introduzione di Roberta Valtorta:

Con il metodo di una impeccabile fotografia di studio e d’industria, limpida e brillante, Luigi Bussolati ci conduce sapientemente in mondi misteriosi, anzi in un unico mondo inaspettato, immaginario eppure reale, concreto e visibilissimo. Dunque assolutamente fotografabile, poiché sappiamo che la fotografia per esistere ha bisogno di realtà visibili, non importa se chiaramente decifrabili oppure misteriose pur mostrando le loro vere forme.
Riccioli chiari fatti di materiali industriali, forse tipi di plastica; semi che germinano illuminati da una luce magica e rivelano la meraviglia del sorgere della vita vegetale; tunnel in costruzione animati dalla luce delle favole; gigantesche tubature; radici fragilissime simili alle ramificazioni del sistema sanguigno e nervoso animale; fili sottilissimi di materiale dorato, come i capelli di una fata, di molte fate; rami luminosi contorti come in un disegno in rilievo; tubi blu che formano una strana geografia; cilindri metallici di ogni misura, lucidi, perfetti, simili ad assurdi funghi; ingranaggi d’oro; strutture modulari colorate e brillanti; lastre lucidissime; fondali blu, luce blu, cielo blu; muffe che germinano come fiori, grumi, polveri, esplosioni; tubicini colorati che fuoriescono da fori identici tra loro; texture industriali molto fantasiose; un seme che germinando assume le forme di un animale con cresta e corna, un altro seme che tenta di produrre una struttura geometrica, un altro ancora che emette una specie di fiamma di fuoco; schede elettroniche di computer che sembrano paesaggi urbani, anzi metropolitani, con cieli blu, luci di un verde acceso, stelline bianche luccicanti; una concrezione di materiali morbidi solidificatisi che prendono la forma di un vaso fiorito; una noce e una arachide che si dischiudono rivelando interiorità misteriose; fili coloratissimi in uno spazio industriale; una esplosione di materia, che sia il big bang?; materiali organici galleggianti o volanti come in un cosmo; ancora un seme che produce un tenero perfetto punto interrogativo; uno zig zag di un materiale artificiale delicatissimo. E la luce, sempre la luce artificiale.
Come in un gioco, ho provato a elencare, solo parzialmente però, ciò che vediamo in queste immagini: un teatro nel quale il naturale e l’artificiale si contendono la scena alternandosi in una narrazione che mette a confronto la magniloquenza dell’industria e la meraviglia della natura.[…]

Il mescolamento di queste diverse realtà/irrealtà (che qui vorrei ripetere proprio per evidenziarne la diversa natura: semi, spazi industriali, materiali organici, materiali plastici, circuiti elettronici) porta alla costruzione di un inedito universo splendente fondato sul bizzarro quanto antico dialogo tra organico e inorganico, in un’operazione di messa in scena che punta a una rappresentazione tanto più straniata quanto esatta e nitida. Profondamente fotografica insomma. Così precisa e lucida da fare in modo che le cose, essendo se stesse, non lo siamo affatto: nulla è quello che è, in questo universo inventato, e ogni cosa sembra altro.

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The industry of reality in dissolution and germination

“Come to light” is a book released in 2019 which brings together a selection of works that I have made over the past two decades, trying to find the coherence of a path through images at first glance apparently distant from each other.

It involves several researches developed in recent years, ranging from themes related to the observation of natural dynamics to industrial and artificial landscapes bound together by the same energy of continuous transformation.

Images telling the wonder at meeting of these manifestations of reality (natural and artificial) “come to light” from the same urgency to evolve, to infinitely change their own condition.

This is why I wanted to see these expressions of impermanent reality – they are heavy industrial machines, fragile germinating seeds, rotting leaves or moulds – as parts of a unique great project, perhaps of a unique dream.

LUIGI BUSSOLATI – COME TO LIGHT, Silvana Editoriale 2019. Edited by Andrea Tinterri.

From the introduction by Roberta Valtorta:

With the clarity and brilliance of his impeccable studio and industrial photography, Luigi Bussolati skilfully leads us into mysterious worlds, indeed, into a single, unexpected world that is both imaginary and yet real, concrete and quite visible. Thus it is absolutely photographable, since we know that, in order to exist, photography needs observable realities, whether clearly decipherable or mysterious, even as they display their true forms.
Light-coloured curls made of industrial materials, perhaps types of plastic; germinating seeds, illuminated by a magical light, reveal the wonders of the rise of plant life; tunnels under construction, animated by light with a fairy-tale quality; giant pipes; fragile roots similar to the ramifications of an animal’s cardiovascular and nervous system; thin strands of gilded material, like the hair of a fairy, many fairies; luminous branches twisted like a design in relief; blue tubes composing a strange geography; metal cylinders of every size, gleaming, perfect, like surreal mushrooms; golden machineries; colourful, sparkling modular structures; shiny slabs; blue backgrounds, blue light, blue sky; moulds that blossom like flowers, clots, powders, explosions; colourful little tubes that emerge from identical perforations; incredibly imaginative industrial textures; a seed that, as it germinates, takes on the shapes of an animal with crest and horns, another seed that attempts to produce a geometric structure, yet another emits a sort of fiery flame; computer circuit boards that resemble urban or, better yet, metropolitan landscapes, with blue skies, bright green lights, and little glimmering white stars; a concretion of soft materials that has solidified, assuming the form of a flower-filled vase; a walnut and a peanut that open to reveal mysterious interiorities; wildly colourful wires in an industrial space; an explosion of matter – could it be the Big Bang?; organic materials floating or flying, seemingly through some cosmos or other; another seed which produces a tender, perfect question mark; a zig-zag of highly delicate artificial material. And light, always this artificial light.
As in a game, only partially I have tried to list the things we see in these images: a theatre in which the natural and the artificial compete for the stage in a narration juxtaposing the magniloquence of industry and the marvels of nature. […]

The mixing of these different realities/unrealities (which I would like to repeat here precisely to highlight their diversity: seeds, industrial spaces, organic material, plastics, circuit boards) leads to the construction of an original, sparkling universe founded on the age-old yet still uncanny dialogue between the organic and the inorganic, staging a representation that aims to be as alienating as it is clear and precise. In other words, profoundly photographic. So accurate and lucid, in fact, that things, by simply being themselves, are actually not so at all. In this invented universe, nothing is what it is, and everything appears to be something else.

LUIGI BUSSOLATI – COME TO LIGHT: https://www.silvanaeditoriale.it/libro/9788836642281